Dietro le quinte di RIFLESSI, il cortometraggio che non cerca un colpevole
Per filmare un vaso di cristallo che si rompe servono tre vasi identici. Uno per il primo take. Uno per il secondo. Uno di scorta, che resta nel cellophane.
Sul set di RIFLESSI abbiamo passato più tempo a posizionare l’asciugamano sotto il lavandino che a girare la scena. Il dolore vero — quello che il vaso rappresenta nel film — non si improvvisa. Si prepara.
RIFLESSI è un cortometraggio anti-bullismo. Lo abbiamo girato con quattordici studenti di una quarta superiore dell’IISS Carlo Urbani. Ma la frase “cortometraggio anti-bullismo” rischia di far pensare alla cosa sbagliata: un video con una morale, un bullo da indicare, una vittima da consolare. RIFLESSI è l’opposto.
Il film non cerca un colpevole
Nel cortometraggio non c’è un bullo da odiare e una vittima da compatire. Ci sono corpi, mani, voci. A volte colpiscono, a volte sono colpiti. E i ruoli si scambiano.
Questa scelta non è un vezzo estetico. Viene dai ragazzi. Nel primo incontro abbiamo somministrato un questionario alla classe. Alla domanda “chi colpisce, in realtà…”, nove studenti su dieci hanno risposto con varianti della stessa frase: “soffre”, “è stato ferito”, “è il più debole”, “nasconde qualcosa”. Da soli, senza che nessuno glielo suggerisse, hanno dissolto la dicotomia bullo/vittima.
Il film non fa che restituire quello che la classe aveva già capito.
Tre chiasmi, tre movimenti
RIFLESSI è costruito su tre rovesciamenti, tutti emersi dalle parole degli studenti.
Il primo: chi appare forte, dentro è fragile. Una studentessa ha scritto: «all’apparenza sembro una ragazza gioiosa, ma dentro di me mi sento un vaso di cristallo che si è appena rotto». È diventata l’immagine-chiave del film.
Il secondo: chi colpisce è stato colpito. Lo raccontiamo con le ombre cinesi proiettate su un muro: due adolescenti si spostano rispetto a una lampada, e chi era grande diventa piccolo, chi era piccolo diventa grande. Lo scambio si vede, non si spiega.
Il terzo: chi si nasconde vuole essere trovato. Anche questa è una frase di una studentessa, scritta di getto. È la chiusa del film.
Quattordici studenti, quattordici ruoli
Sul set non c’erano comparse. Ogni studente aveva un ruolo tecnico reale: operatore di camera, fonico, script supervisor, responsabile dei frammenti di vetro, responsabile dei tempi. Ognuno di loro aveva responsabilità concrete e riconosciute dal gruppo come essenziali.
Non era inclusione di facciata. Era organizzazione del lavoro.
Perché lo raccontiamo così
RIFLESSI nasce dal Metodo Immafora, il metodo di processo creativo dello studio. Il principio che ci ha guidato è uno solo: non risolvere la tensione, tenerla aperta. Un film che chiude con “parlane con qualcuno” o con un numero verde vanifica il lavoro fatto con la classe. I chiasmi hanno forza proprio perché restano aperti.
Il vaso si rompe. I frammenti restano a terra. Nessuno li raccoglie. E va bene così.
RIFLESSI è in produzione. Le riprese si sono svolte tra maggio 2026. Il cortometraggio sarà presentato in autunno. Seguici su Instagram e Facebook per il dietro le quinte.
Immafora Studio — Metodo Immafora — www.immafora.it